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Nel Cosmo tutto è correlato 
 Legàmi
Chi sono

Ho iniziato da bambina a subire il fascino dell’arte nei salotti colmi delle opere del '600 di un mio zio antiquario. Nel tempo la mia creatività si è incontrata e scontrata con i miei studi scientifici culminati con la laurea in Ingegneria. Tuttavia, la mia formazione non sará mai un ostacolo. Credo infatti che tutte le scienze siano frutto di slanci creativi. Nel periodo di permanenza di quasi dieci anni a Roma, è stato nodale l’incontro con il Prof. Picozza, presidente della Fondazione Giorgio ed Isa De Chirico, con cui ho organizzato la mia prima mostra personale di pittura nella sede di via Dei Tre Orologi e con Marina Mattei, curatrice archeologa dei Musei Capitolini, figura che diventerà presto mentore nonché amica. Decido così di spogliarmi dei panni da ingegnere per vestire l’anima nuda dell’artista. Ho iniziato così a partecipare a mostre aprendomi al dibattito con artisti, critici e collezionisti, confrontandomi con il mondo dell’arte nazionale e internazionale. Ho esposto a Roma, Palermo, Genova, Torino, Milano, L’Aquila, Porto Cervo, Poltu Quatu, Porto Rotondo, Corte Franca, Mantova, Olbia, La Spezia, Firenze, Venezia, San Pantaleo, Sorrento, Barcellona, Bruges, Parigi. Nel 2019 sono rientrata in Abruzzo per entrare nello studio del maestro Raimondo Tiberio, avvicinandomi così alla scultura. Nel 2020, a cavallo della Pandemia, ho deciso di spostarmi in Sardegna, una terra che mi ha accolto con le sue forti energie ed i suoi meravigliosi colori.

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L'esistenzialismo
si intreccia alla sostenibilità
Emanuela Giacco
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Ricerca

Pongo l’accento sulla complessità dell’essere umano fatta dalla stratificazione di codici genetici, morali e culturali.

Faccio riferimento alla molteplice natura di tutti quei vincoli che l’essere umano sperimenta nel corso della sua esistenza, arrivando ad un discorso storico che ripercorre l’intero cammino dell’uomo, dalle sue origini ad oggi. L’individuo in divenire, l’individuo come una infinitesima parte di un Universo che si muove espandendosi, un Universo che mutando, in una dimensione spazio temporale che racchiude passato presente e futuro, lascia tracce stalattitiche del proprio cambiamento. Al caos delle matasse e degli intrecci si accosta la semplicità un singolo elemento: la cima. La cima come elemento simbolico ed espressivo che racchiude in se tutta la mia ricerca. Nell’elemento “cima” colgo infatti una moltitudine di echi: La cima risponde alla legge della spirale logaritmica una struttura onnipresente in natura dal DNA alle galassie, descrive e racchiude il “Tutto”dal microcosmo al macrocosmo; La cima, a livello puramente formale, è legata alla serie di Fibonacci che esprime il concetto di bellezza e armonia; La cima racconta delle sovrastrutture e degli intrecci dell'inconscio umano mai sciolti. La cima come simbolo dei legàmi che sono parte dell’esistenza di ogni persona.

Legàmi come i vincoli individuali, ma anche come l’insieme delle sovrastrutture che portano le scelte dell'individuo ad essere continuamente ed inevitabilmente condizionate dal luogo, dal periodo storico, dalla cultura e dalla religione. Averne coscienza o meno determina il loro valore all’interno dell’esperienza di ognuno. L'intreccio di nodi come la rappresentazione “dell'Io” di ogni individuo che si ricollega al "Tutto". Ogni cosa si fonde, tutto è correlato da un legame, ma al contempo ogni filo ha la sua dimensione e grazie a questa riesce a scorgere ciò che gli è estraneo. Di qui il collegamento con l’Universo, con il Tutto, con la natura. Il teatro di vita di ogni individuo, vale a dire il nostro pianeta e la sua tutela diventano per me un tema centrale, così la mia ricerca abbraccia il mondo della sostenibilità. L’elemento cima diviene così una cima di recupero. Scandaglio spiagge, mari, ho reso partecipi del mio progetto alcune marinerie, pescatori e compagnie navali così da recuperare e sottrarre al residuale tonnellate di cime nautiche. La cima si carica così di altri valori, la cima di recupero parla della storia, porta con se l’energia delle mani che l’hanno accarezzata o strattonata, porta con se la forza e la calma degli oceani che ha attraversato. Le sculture tessili sono infatti realizzate con cime di recupero racchiudendo così la sintesi della mia attuale ricerca, esistenzialismo, universo, natura e sostenibilità.

Visione
sostenibilità
esistenzialismo
connessione
Esistenzialismo

Quando la mente si pone in domande come “chi sono?”, che senso ha la mia esistenza? “da dove vengo?”, percepiamo una lieve angoscia, perché ci crediamo separati, chiusi nei confini di un io. Ma se rallentiamo lo sguardo e ascoltiamo in profondità, scopriamo il non-sé: l’assenza di un centro isolato. Scopriamo di essere intreccio e respiro del mondo. In noi scorrono elementii antichi, erbe silenziose, animali furtivi, invisibili virus e polvere di minerali. Ogni forma che è stata vive nel battito delle nostre cellule e nei pensieri della nostra mente. Siamo memoria che cammina, eco della Terra, vita che continua a riconoscersi in nuove forme.

Connessione

La cima ci conduce al concetto di legame, connessione, unione. La cima porta con se un messaggio di condivisione, di integrazione, di rispetto. Guardare il presente ed il futuro sapendo che si è tutti correlati da un profondo legame contribuisce a contrastare il senso di solitudine che sempre più attanaglia ogni individuo della nostra epoca. Una epoca che ci mostra un mondo sempre più virtuale e veloce in cui ognuno sembra sempre meno legato alla realtà. Credo che riportare in primo piano valori come condivisione e comunione non possa che renderci migliori. Credo che sentirsi parte dell’universo, ci possa condurre ad arcaiche energie, così che il valore di ognuno possa crescere esponenzialmente in un legame Cosmico.

Sostenibilità

Tutelare il nostro ecosistema significa tutelare noi stessi. Sostenibilità diventa la parola d'ordine. L'arte da sempre si interroga sul momento presente, racconta di cambiamenti, di rivoluzioni alle volte anticipandole. Credo che oggi l'arte non possa non parlare della crisi climatica. Credo in un progetto che risvegli le coscienze sociali. Ogni anno tonnellate di fibre tessili sintetiche vengono smaltite e nel peggiore dei casi vengono gettate nei fondali intaccando posidonia e tutte le specie. Creare opere con materiali di recupero non minimizza solamente l’impatto sull’ambiente ma pone in evidenza la tematica e la riflessione che si vuole trasmettere. Credo che l'arte parli attraverso le emozioni, motivo per cui il messaggio veicolato sarà sempre molto potente.

Le mie riflessioni si intrecciano e continuano ad intrecciarsi. Qualunque sia il punto di partenza tutto sembra, in questa fase, manifestarsi in un intreccio di cime...
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il Medium, il processo, la Cima

La pratica delle sculture tessili realizzate con cime nautiche di recupero si fonda su un processo lungo e stratificato, in cui il tempo e la trasformazione del materiale assumono un ruolo centrale. Tutto ha origine dal recupero delle cime, seguito da un’accurata cernita, da cicli prolungati di lavaggio e da una fase di classificazione che precede qualsiasi definizione formale. In questo stadio iniziale l’opera non è ancora visibile, ma il materiale conserva e trattiene una tensione energetica che ne anticipa la presenza.

La progettazione interviene successivamente, attraverso la definizione della struttura portante, quando necessaria, spesso realizzata in metallo, in particolare per le opere di grande scala, il cui peso può raggiungere anche diverse tonnellate.

Su questa ossatura prende forma la fase intima e meditativa del processo: la costruzione degli intrecci e dei nodi. Le cime vengono lavorate una ad una, intrecciate, annodate e tese secondo ritmi e gesti calibrati, in un dialogo costante tra controllo e imprevedibilità. I nodi diventano qui unità formali e segni plastici, capaci di accumulare memoria, forza e tensione, contribuendo alla definizione del volume e della superficie dell’opera.

Il processo si completa con il trattamento delle cime: la colorazione e la finitura in resina trasformano il tessuto flessibile in un corpo compatto e monolitico. Questo passaggio finale conferisce all’opera una forte resistenza meccanica e una durabilità nel tempo, permettendole di confrontarsi con lo spazio e con gli agenti atmosferici, in un dialogo costante tra materia, forza e permanenza.

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